Nella sua ricerca l’artista mette in gioco tutti i principali temi fondamentali legati al senso profondo della vita, dei rapporti fra donne e uomini, e in particolare alla inquietante problematica dell’identità individuale.
Storico dell'arte
Con una pittura netta, che non induge a calligrafismi iperealistici, Barbara Pietrasanta mette in atto un gioco costante di spiazzamenti, di situazioni e di significati, di scambi di ruoli tra l’Artista che dipinge e il soggetto rappresentato, in cui solo la pittura è in una posizione di forza.
Direttore di "Arte"
Barbara Pietrasanta è un’artista e communication designer italiana, laureata in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vissuto e lavorato a New York negli anni Ottanta, dove ha tenuto le sue prime mostre nelle gallerie di West Broadway. La sua ricerca artistica si sviluppa attraverso la pittura a olio su tela e l’affresco. I principali cicli pittorici, Naufragi, Awakening, Risvegli e Altrove, esplorano la figura femminile, l’identità e la condizione contemporanea. Le sue opere sono conservate nella Collezione Farnesina di Roma, al Museo della Permanente di Milano, nel patrimonio della Provincia di Milano a Palazzo Isimbardi, all’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi, al M.I.M.A.C. Museo Internazionale di Arte Mariana di Alessano, al MUD Museo del Fango di Messina e al Palazzo Comunale di Tricase. Insegna Communication Design ai Master del Politecnico di Milano. È stata Vicepresidente di Triennale Design Museum, membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Achille Castiglioni e del Direttivo del Museo della Permanente di Milano. Nel 2017 e nel 2018 è stata nominata Ambasciatrice dell’Italian Design Day dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Attualmente è membro del Comitato Scientifico della Fondazione Artepassante e della Giuria del Premio Morlotti 2026.
Mi definisco artista comunicatrice perché mi occupo di arte, comunicazione e linguaggi visivi. Questi aspetti, nella mia poetica, sono costantemente in dialogo tra di loro per una visione a tutto tondo sul contemporaneo.
Ho iniziato a lavorare come Art Director negli anni ’80 quando il mondo della pubblicità era in forte espansione e ci si divertiva molto: niente computer ma tanto lavoro con pennelli e colori che mettevano in moto le idee. Decisivo è stato quando pensai di partire per New York dove sono stata per alcuni anni perché era lì che allora accadevano le cose, molto prima che arrivassero da noi. Quello era “l’aggiornamento” per me, non sui banchi dei Master, ma on the road. Per mantenermi ho fatto di tutto, dalla cameriera a Caffè Dante, nel Village, all’illustratrice per le agenzie di Uptown, in quella città dove tutto poteva accadere come l’eventualità di vedere Andy Warhol e Basquiat che si sfidavano a pugilato oppure di essere serviti al tavolo da Madonna in un locale dell’East Side. Lì ho definito i miei passi nell’arte con i miei soggetti carichi di ambiguità e contraddizioni e lì sono state le mie prime mostre, nelle gallerie di West Broadway. Ho anche realizzato alcuni affreschi imparando la tecnica da un artista molisano che ha vissuto con gli indiani d’America della tribù Oglala, quella di…